Disruption

Anche i lavoratori bancari piangono

Anche i lavoratori bancari piangono

Premessa obbligata: i lavoratori del settore bancario godono di una situazione del tutto privilegiata rispetto ai lavoratori di altri settori.

Ugualmente, l’impatto delle trasformazioni sta distruggendo piano piano questi privilegi. Sotto gli occhi di tutti le profonde trasformazioni del settore: tassi sottozero e quindi poco business, sofferenze bancarie, riduzione strutturale della presenza sul territorio (le filiali), informatizzazione-digitalizzazione che distrugge posti di lavoro. Tutte cose risapute, e come al solito per il meccanismo delle parti che dura da circa venti anni, la colpa è di lavoratori e costo del lavoro.

Non è che può essere vero che i lavoratori bancari costano troppo rispetto a quanto producono: è certezza! Il problema è il genere di lavoro che essi si trovano a svolgere. Di per sé il denaro è un oggetto immateriale è le attività bancarie connesse alla sua gestione (pagamenti-introiti, credito, investimenti) ben si prestano a una ben meno costosa gestione informatica-digitale. Curioso peraltro osservare l’accanimento sul tema della produttività dei lavoratori al confronto della sufficienza con cui si considerano i manager e decisioni manageriali sbagliate o addirittura fraudolente: ma si sa, la storia la scrivono i vinti e la colpa è sempre del più debole.

Dalla crisi economica del 2008 il settore ha perso 64mila addetti in Italia e 470mila in Europa. Ad oggi i Italia i bancari sono circa 286mila destinati a inevitabili future riduzioni già annunciate (vedi notizie di Unicredit meno 8mila e Deutsche Bank meno 18mila).

È triste dirlo, ma sono perdite annunciate e irrecuperabili. I sindacati di fronte a questa situazione sembrano come gli esperti di pastorale quando parlano della gente che non va più a Messa: tante spiegazioni e interpretazioni e tentativi di vie nuove ma … nel futuro così come le chiese continueranno a svuotarsi, allo stesso modo il settore bancario ridurrà il numero di addetti.

Recentemente i sindacati sono usciti dal nuovo contratto nazionale con una serie di micro cambiamenti-ottimizzazioni e un aumento di 190 euro annui ovvero qualcosa meno che un euro per giorno lavorativo: qualcuno canta vittoria, qualcun altro ammette la realtà, e cioè che la situazione è grama. L’impressione è che siano le aziende ovvero ABI ad avere in mano il gioco, i sindacati sono a minimizzare i danni: bene fanno ma poco hanno da pesare sul piatto della contrattazione. In questo modo gli argomenti addotti dai sindacati sono colorati di propaganda:

ll problema sono le prospettive di un settore: in banca il passato glorioso mai più tornerà. Il modo di fare banca è cambiato e la digitalizzazione ne è protagonista e crea due effetti: meno occupazione e meno retribuzione per i lavoratori umani. Sebbene ci siano persone come Colombani che negano questo effetto (studio First-Cisl) altri sindacati si rendono conto che il problema è attuale e cominciano a parlarne.

Al di là delle sfumature, il futuro del settore è facile prevederlo, anzi ABI ci dice pure che cosa vuol fare con Agenda Digitale un programma per lo sviluppo del paese con investimenti per 20 miliardi e tanti interventi avveniristici ancora da fare (alcuni in stile Matrix come per es. “integrazione delle reti informatiche pubbliche e di quelle bancarie” oppure “interoperabilità tra le identità pubbliche e bancarie digitali del cittadino”.

C’è poco da dire, nel futuro ci sarà più digitalizzazione e più sostituzione del ruolo umano con i computer, non solo per l’esecuzione di operazioni meccaniche (burocrazia, contabilità, comunicazione …) ma anche operazioni analitiche-decisionali (concessione credito, roboadvisory ovvero consulenza di investimenti in base ad applicazioni-algoritmi …).

Nel futuro avremo quattro generi di lavoratori:

  1. operatori di data entry o comunque “mediatori uomo-macchina” (i computer in qualche modo devono essere assistiti)
  2. manutentori e gestori di sistemi informativi ovvero programmatori e data analyst insomma categoria “informatici
  3. consulenti/gestori di clienti” con attitudine commerciale ovvero coloro che fanno da interfaccia tra la banca e i clienti (ma solo per quelli di una certa importanza altrimenti non ne vale la pena e si fa con le macchine: soglia di qualche centinaio di migliaia di euro)
  4. sovra gestori del sistema ovvero “direttori/manager” incaricati di gestione tecnica-direzionale e politica-di potere

Le categorie 1 e 2 saranno pagate poco perché è un lavoro tutto sommato facile e i lavoratori sono ben fungibili; la categoria 3 (indicativamente i titolari di filiale di medio-grande dimensione oppure i gestori di clienti importanti, sicuramente molto meno del 10% della popolazione bancaria) ha in mano la fiducia dei clienti e quindi una parte del business, potrà avere miglior trattamento; mai come la categoria 4 piccola élite che da sempre si configura con i più alti guadagni a fronte di sostanziale irresponsabilità sul proprio operato.

In questo contesto, la recente firma del ccnl perde tutta la sua apparenza di punto di arrivo (è seguita a una lunga contrattazione) per essere quello che è: veramente poca cosa. A ben vedere, se i rapporti tra azienda-banca e suoi lavoratori sono orientati allo scontro, come nel pugilato quando il tuo avversario (i lavoratori) è stanco, soffre, è alle corde, che cosa fare se non aumentare gli sforzi per assestare un colpo knock down? Il supporto di argomenti in questo caso viene dal sistema mediatico che mai si stanca con sempre nuove analisi. È il caso del recente (novembre 2019) report di Oliver Wyman, società di consulenza “boutique” del settore bancario, in pratica “esperti che se lo dicono loro non può che essere vero”. Ecco il report per chi ha voglia e tempo di leggerlo: "Banche italiane su un piano inclinato" altrimenti è consigliabile questa sintesi (leggi bene che ABI analizzerà con attenzione il rapporto …).

Con questi presupposti, dal 2020 in poi si potrà vedere qualcosa di nuovo nei contratti del settore bancario? Ci sono cose che si danno per scontate e che magari possono essere introdotte dato che il sistema economico le ha introdotte con apparente successo in altri settori:

  • licenziare direttamente per mancanza di lavoro (questa cosa finora mai accaduta, si è ricorso a prepensionamenti e altre soluzioni non traumatiche)
  • assumere in modo consistente a tempo determinato (già adesso esiste la possibilità ma è poco utilizzata)
  • ricontrattualizzare il costo del lavoro (naturalmente al ribasso)
  • perdita di costosi privilegi del settore (fondo pensione, credito a basso costo, buoni pasto …)
  • lavorare non più a ore ma a risultato (a provvigione)
  • sostituire i lavoratori dipendenti con lavoratori a partita iva (analogamente al settore assicurativo)
  • ed altro ancora …

Non si può che concludere con un disarmante “chi vivrà vedrà”.